press reviews
Blow Up - Stefano Bianchi
Batteria (Marco Mazzoldi), chitarra (Luca Ciffo) ed effetti analogici diversi (Fabio Ferrario) con voci campionate da fonti diverse (registrazioni, film) e poste sul mix come trama unificante. La Fuzz Orchestra nasce come luogo laterale ma – mi auguro – non minore rispetto ai Bron Y Aur per esordire con questo cd di mezz’ora veramente troppo troppo breve. Il suono di questa Orchestra formato pocket è un rock secco e compresso, rabbiosamente costipato (Omissis, Transport), che sbocca in flussi esplosivi e febbricitanti (Agosto80, Eclisse Fuzz) e riprende a tratti il sapore musicali
dei migliori CCCP (Il Potere, intelligente cut up di voci della Resistenza e dal fascismo, la stessa Agosto80). I tre riescono a essere straordinariamente trascinanti e avventati anche senza utilizzare un cantante in carne ed ossa perché gli inserti sono puntuali fino ad apparire loro stessi voce leader. Non ci sono qui le diluizioni improvvisative e neokraute dei Bron Y Aur, è come se quello stesso suono - che ritroviamo comunque tra le righe, vedi Lilimarlene - fosse stato inscatolato e uniformato per trasformarsi in materia viva da rock “classico” (La Bestia) e “mathematico”
(Noscosmic, e la memoria va ai June of 44). Veramente uno splendido esordio e la conferma che questi ultimi mesi
sono veramente una grande stagione per il rock fatto in Italia.
Nova Muzique
Partendo dall'improvvisazione radicale, la band arriva alla definizione di un suono che, ad oggi, si basa su strutture di matrice rock, prodotte da batteria e chitarra, su cui si innestano contributi da film e vecchi vinili, flussi noise e manipolazioni audio in tempo reale”.
Qui siamo di fronte ad un’opera di puro genio creativo, a un disco non etichettabile nonostante la fondamentale “etichetta” (Wallace). L’universo sonoro della Fuzz Orchestra è già nel nome: una Fuzz Opera, una Fuzz sinfonia. Definirlo altrimenti è impossibile: assemblaggi sonori in una cornice rock, che va dallo stoner al folk, dal post-rock al noise, dall’industrial al surf. Il tutto impastato in un esperimento tanto eccentrico e stravagante quanto deciso e marziale.
Un disco d’avanguardia brutale, e raffinata al tempo stesso: base ritmica essenziale e ossessiva, distorsioni, contemplazioni sperimentali dinamiche e rumorose… L’opera prima della Fuzz Orchestra è fragorosa, esplode in 28 minuti di pura determinazione creativa.
“Fuzz Orchestra nasce nel 2005: Luca Ciffo (chitarra e voce), Fiè (manipolazioni analogiche) e Marco Mazzoldi (batteria), parallelamente ad altre esperienze (Bron y aur, Collettivo A6) decidono di dar vita ad una band che si muove su coordinate differenti”.
Queste differenti coordinate a noi di Nova Muzique piacciono molto. Ci esaltano, ci sollazzano la ghiandola pineale e senza esitazione ci spingono a classificare questo lavoro come uno dei migliori indipendenti italiani degli ultimi anni. Senza esitazione!
Rockit - Marcello Consonni
Fuzz Orchestra è una creatura formata da Luca Ciffo (chitarra), Marco Mazzoldi (batteria), Fiè (manipolazioni analogiche), ovvero i ¾ dei Bron Y Aur. Accantonati i territori Psycho-Prog che contraddistinguevano il loro passato i tre si presentano con un suono noise rock più diretto e d'impatto in stile Load Records. Le voci campionate assumono un ruolo centrale nell'economia del progetto, mai scelte a caso, ogni pezzo è un'invettiva politica esplicita che recupera parlati di partigiani o interventi sulla strage di Bologna nel 1980. Questa fusione tra impegno politico/sociale e noise rock più violento - ma se vogliamo anche scazzato - dà al disco una sostanza e un'originalità notevoli. Oltre ai campionamenti vocali troviamo in "La Bestia" un omaggio a Morricone dal film "La Classe Operaia Non Va In Paradiso" e nell'ultimo pezzo rivisitano Mina e la sua "Eclisse Twist" che compressa e centrifugata dai tre milanesi diventa un'esplosiva "Eclisse Fuzz".
Travolgenti, 30 minuti che passando veloci t'incollano allo stereo.
Castlerock
Il trio Fuzz Orchestra mescola documenti audio di alcuni tra i momenti chiave della storia italiana con una vigorosa attitudine industrial/noise. E il risultato è decisamente spiazzante.
Prendiamo alcuni degli avvenimenti cruciali degli ultimi settanta anni di storia italiana, cerchiamo testimonianze audio degli eventi e accompagniamo le voci di chi ha vissuto quei giorni con del noise particolarmente violento ed elettrico. Un lavoro di taglia e cuci esasperato e fine a se stesso? Assolutamente no se ad avere le mani in pasta sono i Fuzz Orchestra, band composta da tre elementi dei Bron y Aur ma che dei Bron non ha quasi più niente: lasciate le sonorità progressive Anni '70, Luca Ciffo, Marco Mazzoldi e Fiè si addentrano negli oscuri territori del doom e del noise-rock per sfornare un meta-concept album scarno e al contempo ricco di spunti. Scarno perché gli strumenti che la fanno da padrone sono i classici chitarra e batteria, accompagnati solo da chirurgiche manipolazioni analogiche. Ricco perché le otto tracce che compongono il disco si propongono di revocare stralci particolarmente controversi nella nostra memoria collettiva attraverso il contributo di filmati storici, manifesti programmatici, telegiornali dell'epoca e vecchi vinili. E così ascoltando i sei minuti abbondanti de "Il potere" -la canzone che apre l'album- si assiste ad ascesa, caduta e fine di Benito Mussolini. "Agosto 80" è invece una sincopata testimonianza della strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto di 27 anni fa. Il ritmo dei brani è volutamente ossessivo e a tratti claustrofobico, quasi post-core.
Sono i mandolini di Torna a Surriento a collegare le due tracce inziali "Il Potere" e "Omissis" e a dar vita ad un'atmosfera paesana piuttosto opprimente; ne "La Bestia" a dominare è invece l'industrial, mischiato a campionamenti vocali e a un omaggio nel tema musicale alla colonna sonora di Ennio Morricone de La classe operaia va in paradiso.
"Noscosmic" è una traccia breve quanto densa di esplosioni chitarristiche che ricordano "MK" dei Marlene Kuntz; la successiva e rumoristica "Lilimarlene" sembra invece essere un omaggio a Marlene Dietrich, più che al gruppo piemontese. L'album si chiude con il duo "Transport" -costruito su una struttura armonica martellante e tormentata- ed "Eclissefuzz" che già nel titolo chiarisce il suo legame con l'"Eclisse Twist" di Mina, qui in versione acida e scazzata. I quasi trenta minuti del disco sono la misura perfetta per non strafare o ripetersi. Il compito cui erano chiamati i Fuzz Orchestra -mischiare l'invettiva al suono che più le si confacesse- era infatti complicato e a rischio sonnolenza, ma il risultato è tutt'altro che statico. Il torbido vortice ricreato è trascinante e mai banale, un album convincente da sette e mezzo.
Komakino - Paolo Miceli
Fuzz Orchestra are an extemporary experimental sound experience of three Bron Y Aur, devoted to a more radical free improvisation attitude, where heavy fuzz guitars advance solemly through a gate of syncopated drumming and sludgy
audio manipulation. - Add samples of Mussolini's speeches, background trumpets, radio/tv captured transmissions, metallic noises, - it's like a political visceral mantra alternated to murky post-metal without a bass line (La Bestia best reaches the point), a 7 tracks path along an unsettling agony, driving to last number Eclisse Fuzz, a fast anti-punk mayem closed to some Melvins' oddities.
I Fuzz Orchestra sono un estemporanea esperienza sonora di 3/4 di Bron Y Aur, devoti qui ad una più radicale
attitudine da improvvisazione libera, dove pesanti chitarre fuzzone avanzano solenni attraverso un varco di percussioni sincopate e fangosa manipolazione audio. - Aggiungete campioni di discorsi di/su Mussolini, trombe in background, trasmissioni random catturate da tv/radio, rumori metallici, - è come un viscerale mantra politoc, alternato a dello sporco post-metal senza linea di basso (La Bestia meglio raggiunge il punto), un percorso di sette tracce lungo una
nervosa agonia che porta al numero finale di Eclisse Fuzz, un veloce caos anti-punk vicino a qualche bizzarria Melvins.
Nerds Attack - Emanuele Tamagnini
Meno di due anni per regolare le frequenze della deflagrazione. Costante otto brani di saturata sperimentazione oltre orizzonte. La Fuzz Orchestra è la nuova esperienza sensoriale di tre/quarti dei milanesi Bron y Aur (oltre dieci anni di attività compressa tra radici seventies, concezione free e spazi kraut cosmici) che si autodefinisce con ironia e neanche
troppo velata verità come classical/grindcore. L'incontro degli estremi modellato su strutture noise analogiche, squarci d'improvvisazione in alta definizione, ossessioni cerebrali, addensamenti erculei, fruscii, vinile, documenti audio che riportano in luce la memoria. La storia del nostro paese. Ed un finale magistrale che stravolge l'"Eclisse Twist" di Mina in un inarrestabile vortice orgiastico che nelle mani dell'Orchestra diventa "Eclisse Fuzz". Mirabilie e folgori. In un unico flusso di tempesta. Eclatante.
Il Mucchio Selvaggio - Fabio Massimo Arati
Black Sabbath, Ennio Morricone e Neu!: qualsiasi musicista sarebbe sfacciato a citarli tutti e tre assieme tra le proprie influenze; non la Fuzz Orchestra. Finalmente un gruppo rock, potente, incazzato e fuori dagli schemi! Marco Mazzoldi, Luca Ciffo e Fabio Ferrario li conosciamo già da diversi anni, perché costituiscono tre quarti dei Bron Y Aur. Per fortuna si sono presi un periodo di vacanza, hanno messo da parte gli abusati estremismi sperimentali della scena milanese ed
hanno riattaccato la spina. L’omonimo CD che segna il debutto di questo nuovo progetto è tutto un vibrare di corde e
pelli, fervore elettrico che si manifesta in sinistro disagio (“Transport”), in furore collettivo (“Omissis”), se non in pura e semplice liberazione interiore (“Eclisse Fuzz”). Ovviamente il retroterra avanguardista da cui muove il terzetto garantisce alcune soluzioni estrose, mantenendo a debita distanza lo standard tradizionalista del power trio: puzzle
rumoristi e giochetti minimali, campionamenti ed effetti analogici – che pure esternano il risvolto tematico dell’opera – convivono in perfetta armonia con la selvaggia caparbietà dei fuzz. Attendiamo di vederli dal vivo, convinti che tanta energia non possa essere relegata soltanto in cinque pollici scarsi di plastica
Dagheisha.com - Roberto Michieletto
'Fuzz Orchestra' suona molto intrigante. Chiaro che un pezzo spettacolare
come 'Il Potere' venga posto in apertura, dal momento che rappresenta il
sogno di qualunque creatore di suoni (e di qualunque ascoltatore)
interessato alla materia rock di matrice rumorosa corrosiva addizionata da
campionamenti rilevanti circa l'esplicazione del significato che la parola
potere può assumere. Ma, per quanto tale brano sia eccelso, ciò non deve
sminuire la valenza delle altre tracce, visto che per mezzo di esse Fuzz
Orchestra mette in mostra un campionario sonoro/strumentale di primissimo
livello. Una batteria che funge da propulsore e propellente e che in certi
passaggi, quelli più lineari, non è poi così lontana da certe traiettorie
stoner ormai fuorilegge, ma che quando lo sceriffo si chiamava Kyuss erano
perfettamente legali, mentre altrove si muove su coordinate meno definibili,
pur se altrettanto incisive. Una chitarra che macina riff e distorsioni a
getto continuo, sia in sequenza improvvisata che ragionata, ma non venendo
mai meno alla regola di tagliare come una mannaia. E poi ci sono le
cosiddette manipolazioni (analogiche, viniliche, audio, di tastiera o figlie
di un lavoro su filtri ed effetti), che accrescono il senso di straniante
attesa esplosiva che già di per le composizioni sono capaci di convogliare.
Post rock, math rock, post psichedelia acida, noise rock, post hardcore; non
credo sia il caso di sottilizzare, dal momento che trattasi di disco
pienamente convincente.
RockOn - Francesco Diodati
Ennesima collaborazione fra la Wallace Records di Mirko Spino e la BarLaMuerte di Bruno Dorella, l'ennesima fusione di
due grandi realtà dell'indie-rock italiano (e non). Il compianto per la strage di Bologna, le Brigate Rosse, Mussolini e l'autocelebrazione, l'antifascismo nei nastri, l'esordio discografico dei Fuzz Orchestra, il mostro a tre teste. Otto brani,
mezz'ora, il capolavoro di Marco Mazzoldi (batteria e kazoo), Luca Ciffo (chitarra, voce) e Fabio "Fiè" Ferrario
(manipolazioni analogiche), il debutto, omonimo, del terzetto milanese. Fuzz Orchestra, il progetto parallelo dei 3/4 dei Bron y Aur (il quarto membro, Fabio Cerina, è attualmente impegnato con i Plasma Expander), il rock essenziale ("La Bestia", "Eclisse Fuzz"), il rock matematico (vedi la scena di Chicago), le sciabolate scheletriche, i tagli viscerali, le lacerazioni, il sangue sgorga, le registrazioni che raccontano l'Italia post-fascista (interviste e quant'altro nel "Potere"), l'Italia rivoluzionaria (la splendida "Agosto 80"), i CCCP nel cuore. I Fuzz Orchestra, il loro straordinario album,
l'esordio esplosivo. Wallace Records, BarLaMuerte, ancora una conferma, il successo che non ci sorprende, il successo che avalla le nostre aspettative su due grandi, piccole, realtà dell'Italia che conta.
Nextclues - Bilou
Ces milanais ont une fuzzbox et ils vont s’en servir. A grands coups de guitare, batterie + manipulations analogiques (comme ils le disent), ils improvisent autour de thèmes très rock, jouent sur les répétitions comme le veulent les règles du Krautrock et s’entourent d’un psychédélisme qu’ils partagent avec The Psychic Paramount et les Comets On Fire des débuts. C’est pas mal du tout, c’est même bien, mais cet album comporte
cependant un sérieux problème d’allumage. Il a des ratés, ne démarre réellement jamais et me laisse souvent
sur ma faim alors que l'on serait en droit d'anticiper quelques explosions, des coups de folie et un peu plus
d’inspiration. Au lieu de cela on tourne en rond sur de bons plans hypnotiques inexploités qui mériteraient
d’être poussés un peu plus loin. Deux de ces huit titres sont des reprises tirées de films : La Bestia de Morricone et Eclissefuzz dAntonioni (l’Eclipse avec Delon) - ici le seul morceau chanté et véritablement le premier moment où l'on se dit : "enfin, ça y est, ils se débrident". Il est malheureusement trop tard, c'est terminé.
Chain DLK - Andrea Ferraris
This record has come out just a blink of an eye before the new Bron Y Aur that feature three members on four of their
historical line up. While duelling the same krautesque post-Faust, Can, Amon Dull matter of their original band the
Orchestra is less fragmented and less physical but maybe it has to do with the recording infact they actually erupt here and there but the recording is not pushing everything in your ears as it should. Odd tracks duelling with repetitions, vintage sounds and and acid rifforama, than add some weird sample and you get the abstract image shot by these guys from Milan. As for Bron Y Aur I suppose these people assumed incredible dose of music from the seventies or at least that’s what you can guess from their style and from their rock attitude. The rock thing is not omnipresent alas take for granted some experimental episodes are cast in the track list, but mainly in-between the structure of the single tracks, let’s say if we should make a comparison they can be filed in the same category of bands like Oneida but way more trippy and less monolithic and “devastating” but probably I can’t say if that’s their intention. I think Bron Y Aur fans will tune easily on these frequencies.
Sands Zine - Alfredo Rastelli
È un periodo di iperattività per i membri dei Bron Y Aur, incontrati negli ultimi mesi già nei Plasma Expander, Collettivo A6, a breve con il nuovo Bron Y Aur e adesso con questa Fuzz Orchestra (nelle persone di Fiè e Luca Ciffo).
Cominciamo col dire che non è una vera e propria orchestra essendo questo un trio, completato dall’inserimento di
Marco Mazzoldi alla batteria, mentre per quanto riguarda il ‘Fuzz’ bisogna ammettere che, complice un flusso di
chitarra fitto e intricato, la musica viene fuori molto stratificata. L’impronta della band è rock, nel caso della batteria, direi molto versante kraut, mentre le manipolazioni analogiche e il lavoro ai nastri di Fiè destabilizzano una struttura
solida creata da chitarra e batteria. L’attacco de il potere, con un deciso ritmo di batteria seguito da un’ipnotica colata di elettricità chitarristica che esalta la drammaticità di registrazioni audio storiche, è estremamente rappresentativa riguardo le ideologie politiche ma anche strumentali presenti nel disco. La seguente omissis, che inserisce anche frammenti di registrazioni di musiche d’epoca, ribadisce come legare certe musiche a particolari contesti socio-politici
sia una sfida che il gruppo riesce egregiamente a vincere. È come se la musica vivesse di due anime sovrapposte:
quella rock, più comunicativa, d’assalto (che trova sublimazione in ellisse fuzz, l’unico pezzo cantato), in definitiva la
prima ad emergere, e una seconda, a livello sub-liminale, fatta di messaggi (al di là che siano di una certa rilevanza o meno) e suoni dotati di una natura comunicativa meno immediata ma certamente dal forte impatto emotivo
(agosto80; noscosmic). “Fuzz Orchestra” ha come detto dalla sua una forte componente politica, che emerge quasi con fastidio nei campionamenti vocali presi da discorsi partigiani, propagande elettorali, notizie al telegiornale e ‘famose’ rivendicazioni; a tutto si aggiunge l’ottima riproposizione della theme song de “la classe operaia non va in paradiso”, grandissimo film di Elio Petri musicato da Ennio Morricone (la bestia), quanto mai attuale visto la situazione precaria dei lavoratori emersa, chissà perché, solo negli ultimissimi giorni. Oscuri profeti o semplicemente normali persone senza prosciutto davanti agli occhi?
Il Tirreno - Guido Siliotto
E, per chi non s’accontenta, consigliatissimo anche il cd uscito sotto il nome “Fuzz Orchestra”, ditta che raccoglie solo tre dei quattro componenti della band e che si discosta in parte dal progetto principale, nato com’è dall’improvvisazione pura e con riferimenti alla Resistenza e ad Antonioni. Tanto che viene da chiedersi se siamo in presenza di intellettuali, forse un po’ svitati, o di sudati suonatori da fumosa cantina. Forse entrambe le cose
Freak Out - Vittorio Lannutti
A trent’anni dal ’77 e ad oltre sessanta dalla Liberazione dai nazi-fascisti, per fortuna che c’è ancora chi, in modo del
tutto personale e non meno geniale, ha ancora voglia di rielaborare, se non esorcizzare, i fantasmi che sono stati come una spada di Damocle sulla testa dell’Italia. La Fuzz Orchestra, nata nel 2005 come progetto parallelo dei Bron Y Aur, di Luca Ciffo (chitarra e voce), Fabio Ferrario (manipolazioni analogiche) e Marco Mazzoldi (batteria), per certi versi sembra riprendere lo stesso approccio politico interrotto dai Cccp, per la necessità di mantenere fresca una certa memoria storica e per i singulti psicotici. In questi otto brani la Fuzz Orchestra non canta, ma preferisce esprimersi attraverso dei cut up, tanto illuminanti, quanto agghiaccianti, trattandosi di brani di film, di interviste o di registrazioni
sia sulla morte di Mussolini (“Il potere”), sia sulle Brigate Rosse (“Agosto 80”). Musicalmente poi il trio si dipana spesso su una lunga linea noise, inframmezzata da una ritmica ossessiva, che si dirige tanto verso le strade perdute di lynchiana memoria (ancora “Agosto 80”), quanto verso un noise nevrotico ed acido, che esprime un malessere psicofisico (“Noscomic”). Intriganti poi sono i tentativi di rileggere il train’blues di una “Omissis” tiratissima e soprattutto il
delirio cosmico fuzz-noise-grunge di “Eclissefuzz”. Ottimo esordio soprattutto perché la Fuzz Orchestra ha dimostrato che si possono riprendere tematiche importanti, anche in modo non accademico, ma con un approccio essenzialmente punk.
Rocklab - Giorgio Pace
Quello dei Fuzz Orchestra è un suono tanto ruvido quanto caldo, capace di creare un disco magro, essenziale ma
capace di conquistare la mia attenzione sin dal primo ascolto. Non sapevo cosa aspettarmi da questo progetto che
vede coinvolti membri di Bron y Aur; mi ha quasi spiazzato il trovare nello stereo un disco semplicemente rock,
immediato e piacevole. Il perno delle canzoni della Fuzz Orchestra sono i sample parlati, trasformati con abilità in veri e propri strumenti portatori di un messaggio politico a dir poco incazzato e allo stesso tempo parte essenziale della sonorità del gruppo. Un disco torbido, urgente nella composizione delle musiche aspre introdotte e caratterizzate da
riff a dir poco trascinanti che allo stesso tempo permetteno all'ascoltatore brevi viaggi nelle zone più travagliate
dell'Italia del dopoguerra e continue incursioni in un poderoso vortice di rumori. Fuzz Orchestra diventa così percorso sonoro, una mezz'ora di cammino che sinceramente percorro con piacere.
RockLab - Giorgio Pace
Co-produzione Wallace e Bar La Muerte che mette di nuovo in campo presenze di Bron Y Aur dopo la parentesi Plasma
Expander, questa volta impegnati su territori equidistanti sia dai colori neoseventies dei primi quanto dalle pose
superomistiche dei secondi. Il campo in cui si muovono i Fuzz Orchestra è quello della revocazione storica, del dramma
della memoria e della ripetizione attraverso stralci di telegiornali, fuori onda (Agosto 80), declami e manifesti programmatici (Il potere) e quant’altro possa ricondurre il sample a ruolo di voce narrante e protagonista, ruota motrice di un disco che sceglie di essere volontariamente senza voce, muto, puro veicolo di memoria e mezzo di critica sociale. La musica non è altro che il risultante di questo approccio: strutture armoniche/ritmiche che ricalcano ossesioni e incubi di certo postcore e doom, per altro genialmente resi da sola batteria una chitarra, se non fin troppo accomodanti verso il concept stesso che risulta, sotto il punto di vista musicale, troppo ripetitivo e mancante di idee
veramente chiarificatrici per quelle che sembrano semplicemente più otto bozze di manifesti sociali che altro.
MusicBoom - Luca Barachetti
Ragione sociale in qualche modo ossimorica per l’esordio di questo combo formato dai tre quarti dei Bron Y Aur. Fuzz Orchestra usa chitarra (Luca Ciffo) e batteria (Marco Mazzoli) al servizio della voce, o meglio delle voci, quelle riprese da filmati storici o vecchi vinili dei recordings di Fabio Ferrario, per un rock angolare e reiterativo, sincopato nelle ritmiche ed elettrico quanto basta a creare fuzz-flussi chitarristici densi e potenti, mentre saltuarie concessioni industrial (La Bestia) e rumorismi impro assortiti (Lili Marlene) variano sensibilmente il copione senza sfatarne l’efficacia. Nei nastri la fine di Mussolini e la Liberazione (Il potere), la strage di Bologna (Agosto80), ma anche
l’asfittico folklore partenopeo innestato attraverso una Torna Surriento per soli mandolini sulla deflagrazione iniziale di Omissis. Il fine ultimo sembra quello di ottenere una trance ritmico-elettrica non priva di una propria specifica forza evocativa, oltre che ovviamente di un dinamismo energetico e trascinante che è forse il primo pregio del gruppo. Valga
come esempio a riguardo la conclusiva Eclisse Fuzz, brano in cui le registrazioni lasciano spazio ad un vero e proprio cantato (distorto) ed ottima chiusura di un disco che sui trenta minuti scarsi di musica trova la propria durata ideale nonché il più convincente dei compimenti.
Mescalina.it – Alfonso Fanizza
Contrariamente a quanto può sembrare dal nome, la Fuzz Orchestra non è una vera e propria orchestra. Se è facile dare per scontato che il termine stia ad indicare una formazione composta di numerosi elementi impegnati nel suonare strumenti come ottoni, fiati ed archi, una volta focalizzata l’attenzione sull’ascolto, ci si ritrova invece con una formazione ridotta all’osso, “un’orchestrina” di soli tre musicisti. Quantità a parte, la Fuzz Orchestra può essere annoverata tra le band più atipiche di cui ci siamo occupati nell’ultimo periodo, proprio per la particolare disposizione della formazione. Facendo dell’improvvisazione l’arma più opportuna, il trio “rumoroso” dà vita ad un suono di matrice puramente rock scaturito dall’incontro e dal fraseggio musicale tra la chitarra elettrica di Luca Ciffo e la batteria di Marco Mazzoldi, sui quali si distende, in perfetta sintonia, l’apporto esercitato da Fabio Ferrario coi suoi effetti analogici. Quest’ultimo è una componente essenziale del gruppo per la creazione di quel suono che la Fuzz Orchestra crea scrupolosamente facendo coesistere tra loro le sonorità plasmate dai due strumenti (batteria e chitarra) con contributi da film, flussi noise, vecchi vinili e manipolazioni audio in tempo reale. Da questo strano connubio nascono le otto tracce contenute nell’omonimo esordio, brani strumentali di pura follia compositiva che acquistano vigore attraverso ritmiche ripetitive e fortemente ipnotiche, mostrando in alcuni casi attitudini decisamente noise. Il disco manifesta come la sua particolarità risieda in quasi trenta minuti di sperimentazione musicale, in cui lo strano terzetto cerca di lasciar traspirare le proprie doti compositive attraverso frammenti musicali che solo in un paio di casi (“Il potere” e “Agosto80”) vengono dilatate nel tempo, mentre le restanti sono “schegge” strumentali che raggiungono a mala pena i tre minuti d’esecuzione. In tutto questo, la Fuzz Orchestra trova anche il tempo di omaggiare un grande musicista come Morricone con la rivisitazione del brano "La bestia". In chiusura, "Eclisse fuzz" (di Fusco/ Antonioni, ndr) è l'altra cover contenuta nel disco, brano che mostra un leggero distacco dalle precedenti composizioni nel ritmo ostentato. Le sonorità dell'album sembrano pensate proprio come musiche per film e, a nostro avviso, acquisterebbero una maggiore valenza se accompagnate a delle particolari immagini (lo dimostrano canzoni come "Il potere", "La bestia" e "Lilimarlene").
La Fuzz Orchestra è la tipica band che fa della sperimentazione il proprio pane quotidiano, adatta a quella cerchia d'ascoltatori che amano queste tendenze.